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I venti di guerra hanno spinto l’oro verso l’alto

  • 28 feb
  • Tempo di lettura: 1 min

I colloqui di giovedì a Ginevra tra Stati Uniti e Iran sono terminati con un nulla di fatto, lasciando intatta la possibilità di un attacco statunitense, le cui probabilità diventano sempre più elevate.

Cosicché, su questi presupposti, il prezzo dell’oro si è avvicinato venerdì ai $ 5.300, con un guadagno giornaliero dell’1,88% e un guadagno settimanale del 3,34%. Inoltre, ha segnato il massimo mensile ed esteso la fase di crescita al settimo mese consecutivo.

I venti di guerra hanno alimentato i flussi diretti verso i beni rifugio, consentendo all’oro di ignorare ogni timore legato all’elevata inflazione statunitense che allontana nel tempo il primo taglio dei tassi d’interesse della Fed, ora posticipato alla riunione di luglio.

Peraltro, le aspettative legate ai tagli dei tassi di interesse della Fed ieri sono ulteriormente diminuite dopo la pubblicazione dei dati relativi all’inflazione alla produzione statunitense.

Questi hanno evidenziato che i prezzi di gennaio sono cresciuti del 2,9% su base annua, al di sotto del 3% del mese precedente, ma oltre le aspettative del 2,6%. Inoltre, il dato core è aumentato del 3,6% su base annua, in rialzo rispetto al 3,3% del mese precedente e rispetto alle stime del 3%.

La prossima settimana, nel calendario economico statunitense figurano i dati sulle buste paga non agricole di febbraio che potrebbero ulteriormente chiarire il futuro percorso monetario della Fed. Giacché, se ad un’inflazione che si sta rivelando persistente si aggiungesse anche un mercato del lavoro resiliente, vi sarebbero sufficienti argomenti per allontanare nel tempo nuovi allentamenti monetari della Fed, sostenendo il dollaro e limitando il potenziale di crescita dell’oro. #gold #oro #lingotto

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