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L’oro torna sopra i 4.000 dollari grazie ai dati PCE statunitensi

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 1 min

L'indice PCE statunitense pubblicato oggi ha mostrato che il dato core è salito al 3,4% a maggio su base annua rispetto al 3,3% di aprile. Mentre, su base mensile è rimasto invariato allo 0,3%.

Il maggiore incremento è stato segnato dal'indice generale, cresciuto del 4,1% su base annua registrando il valore più alto da aprile 2023.

Tuttavia, nell’insieme, l’indice è rimasto sostanzialmente stabile, pesando sul dollaro e consentendo all’oro di riprendere fiato segnando un massimo giornaliero di $ 4.044 e riposizionandosi sopra i 4.030 dollari.

Rimangono però le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed entro la fine dell'anno a fronte degli elevati prezzi del petrolio, determinati dalle conseguenze della guerra tra Stati Uniti e Iran, che hanno spinto l'inflazione al rialzo.

Tali aspettative, ulteriormente avvalorate dalla forza dell'economia statunitense che è cresciuta nel primo trimestre a un ritmo annualizzato del 2,1%, in aumento rispetto all'1,6% previsto in precedenza, continuano a sostenere il dollaro ed a penalizzare l’oro, che potrebbe faticare a registrare una ripresa significativa.


Analisi tecnica

Nonostante la ripresa odierna, l’indice RSI rimane ancora a 32, molto vicino al territorio di ipervenduto, mostrando che la pressione di vendita rimane ancora presente e che il rimbalzo odierno potrebbe essere ancora vulnerabile a ulteriori ribassi.

D’altro canto, nel grafico giornaliero, il prezzo rimane ancora molto al di sotto della SMA a 200 giorni a 4.450 dollari.

Pertanto, la prima difesa è rappresentata dall’importante soglia dei 4.000 dollari, seguita da quella dei 3.900 dollari. Mentre, al rialzo, la prima resistenza si colloca intorno a 4.200 dollari. #gold #oro #lingotto

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