Il prezzo dell’oro soffre la forza del dollaro
- 11 giu
- Tempo di lettura: 2 min
La guerra in Medio Oriente, che sembra non voler finire più, sta spingendo al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando i timori di inflazione e aumentando la pressione sulle principali banche centrali affinché mantengano elevati i tassi di interesse per un tempo più lungo o addirittura li alzino, come é accaduto oggi per la BCE.
Questo ha iniziato a generare pressione sull’oro fin dall’inizio della guerra e sta determinando il crollo degli ultimi giorni, il cui punto più basso è stato raggiunto stamattina a $ 4.023. Seguito da un recente rimbalzo oltre quota $ 4.160.
Anche i dati pubblicati negli Stati Uniti relativi all’inflazione del paese descrivono il medesimo quadro e giustificano un percorso restrittivo della Fed.
Infatti, dopo l’indice dei consumi personali di ieri, anche l'indice dei prezzi alla produzione di oggi ha mostrato un aumento su base annua a maggio, rispetto ad aprile, superando anche le previsioni. Sebbene il dato core sia rimasto stabile al 4,9%, al di sotto del 5,4% previsto.
Pertanto, ora i mercati scommettono convintamente su almeno un rialzo dei tassi entro fine anno ad opera della Fed.
L'aumento dei tassi di interesse offusca l'attrattiva dell'oro come bene rifugio e sostiene il dollaro, il cui indice è saldamente posizionato sopra 100. Premiando inoltre i rendimenti dei titoli di stato statunitensi.
Analisi tecnica
L’RSI nel grafico giornaliero è risalito a quota 28, ma rimane ancora in territorio di ipervenduto.
Pertanto, il momentum è ancora ribassista, sebbene il recente rimbalzo apra spiragli verso una fase di consolidamento.
Il livello psicologico dei 4.000 dollari oggi ha retto, ma rappresenta ancora il supporto immediato, seguito dal livello orizzontale dei 3.900 dollari.




Commenti