L’oro risorge grazie agli NFP statunitensi
- 7 mar
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Il prezzo dell’oro ha chiuso la giornata di contrattazioni con un balzo che lo riavvicinato ai $ 5.200, sebbene con una perdita settimanale di oltre il 2%.
Il merito della ripresa dal minimo giornaliero di $ 5.062 é da ricercare nei pessimi dati sull'occupazione non agricola statunitense di febbraio.
Sono stati persi 92.000 posti di lavoro, contro le previsioni di 58.000 nuovi posti di lavoro e le precedenti 126.000 nuove unità, e il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% dal precedente 4,3%, sebbene sotto il 4,5% previsto dalla Fed per il 2026.
Inoltre, anche le vendite al dettaglio statunitensi di gennaio hanno subito una contrazione dello 0,2% su base, migliore dello 0,3% previsto, ma comunque rivelatore di un peggioramento delle dinamiche dei consumi interni per il secondo mese consecutivo.
I dati hanno rianimato le scommesse di nuovi tagli dei tassi d’interesse della Fed ed anche l’oro, che ha ripreso oltre cento dollari rispetto al minimo di giornata. Contestualmente il dollaro è il rendimento dei titoli di stato statunitensi ne sono usciti indeboliti.
Peraltro, rimane in piedi anche il clima di avversione al rischio nel contesto del conflitto in Medio Oriente che continua a supportare l’oro nella sua qualità di bene rifugio.
La prossima settimana, il calendario economico statunitense potrà essere ancora più eloquente circa le future dinamiche di approccio della Fed alla sua politica monetaria.




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