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L’oro è in balia di un irrazionale scenario geopolitico ed economico

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

L’oro ha vissuto una settimana a due facce.

Nella prima metà ha recuperato parte delle perdite accumulate in quella precedente segnando un massimo settimanale di $ 4.380.

Nella seconda parte della settimana ha ripreso a scendere assestandosi vicino a $ 4.150, chiudendo con un negativo del 2,66%.

Le alterne performance dell’oro, così tanto dissimili da essere addirittura opposte, trovano giustificazione nelle contrastanti notizie giunte dal Medio Oriente nel corso della settimana. Laddove una apparente concreta possibilità di pace è stata sostituita da un’altrettanto concreto prosieguo dello scenario di guerra in atto.

L’oro, come il mercato azionario, si sa, non digerisce bene gli stati di incertezza e ne soffre.

Inoltre, nel caso del metallo prezioso, che ha una correlazione inversa con il dollaro e i titoli di stato statunitensi, l’inversione dello scenario di pace ha riportato in auge valuta e bond USA, sostenuti dai futuri scenari restrittivi della Fed indotti dalla crescita dell’inflazione su scala globale per effetto dell’aumento del petrolio determinato dalla guerra USA-Iran.

Peraltro, tale scenario è stato attestato anche dalla nuova riunione della Banca Centrale Statunitense di mercoledì, presieduta per la prima volta dal nuovo presidente Warsh, che non si è discostato dal precedente indirizzo di governance della banca: tassi fermi e un aumento entro fine anno.

A questo punto, con le speranze di pace legate al nuovo incontro in Svizzera di domenica delle delegazioni dei due paesi in guerra, mediate dal Pakistan, l’unica certezza è l’attuale perdita mensile dell’oro di giugno pari al 9% circa, che fa il paio con quella annuale del 4%, e che, in uno scenario geopolitico ed economico complessivo così caotico, non lascia presagire nulla di buono né per la prossima settimana né per i giorni a venire. #gold #oro #lingotto

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